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Investire in Arabia, il prossimo rimbalzo economico

02 Luglio 2015

Le informazioni e i dati sono ritenuti accurati, ma non ci sono garanzie. Domino Solutions non è un consulente d'investimento e non offre consigli specifici di investimento. Le informazioni qui contenute sono solo a scopo informativo.



Il crollo in tutto il mondo dei prezzi del petrolio ha avuto un impatto immediato sulle economie dipendenti da idrocarburi. A peggiorare la situazione economica si sono uniti i disordini politici in Africa che hanno colpito varie regioni dall'Est al Nord. La regione prevede un livello di esportazioni di merci e servizi dal Medio Oriente e Nord Africa calare di un quinto rispetto all'anno scorso da 1.5tn di dollari a 1.2tn di dollari di quest'anno, secondo il FMI.

L'associazione dei paesi del golfo Persico è composto da sei membri che hanno visto le esportazioni diminuire del 23 per cento nel 2015 a 856.8bn. Il FMI ha affermato che la regione Mena (Est Asiatico e nord Africa) prevede di importare 1.2tn di dollari di beni e servizi nel 2015, un calo del 2,7 per cento rispetto allo scorso anno. Eppure le aspettative di un aumento dei prezzi del petrolio nel prossimo anno hanno ravvivato l'ottimismo di un rapido ritorno alla crescita del commercio a partire dal 2016.

Nell'ultimo decennio si è visto un enorme aumento del commercio nella regione e un maggiore diversificazione dei partner commerciali, queste sono le parole di Badr Jafar, presidente del consiglio esecutivo di Gulftainer, Jafar è un imprenditore degli Emirati Arabi Uniti (EAU), Amministratore Delegato di Crescent, società attiva a livello globale in diversi settori tra cui energia, porti e logistica, aviazione, servizi medici e private equity. Regolarmente tiene delle conferenze sulle opportunità e le sfide socio-economiche di della regione araba, comprese le politiche energetiche, imprenditorialità sociale e corporate governance.



Per anni gli esportatori di petrolio del Medio Oriente sono stati sbilanciati verso i mercati sviluppati come Europa e Stati Uniti, ma negli ultimi dieci anni la quota delle esportazioni arabe in queste regioni è scesa a meno del 50 per cento. L'Asia rappresenta oggi circa il 40 per cento del commercio regionale, guidata da esportazioni di petrolio e importazioni di beni asiatici a basso costo. Ma il commercio all'interno del Medio Oriente e Nord Africa era di circa 300 milioni di dollari nel 2014, una minima parte se confrontata con i 19 miliardi nelle esportazioni.

La dipendenza dagli idrocarburi ha minato le prospettive di aumento del commercio regionale e l'effetto economico moltiplicatore di un tale sviluppo. Sempre Jafar ritiene che l'investimento della regione in infrastrutture commerciali aiuterà i paesi a sfruttare i programmi di diversificazione e, infine, a produrre una gamma più ampia di prodotti e servizi che potrebbero aiutare ad aumentare il commercio intra-regionale. La spesa per le infrastrutture su larga scala aumenterà la produttività, il Medio Oriente è in una posizione ideale per agire come hub per il commercio tra Asia, Africa ed Europa.

Lo stato del mondo arabo più popoloso, l'Egitto, e la sua più grande economia, l'Arabia Saudita, stanno entrambi investendo ingenti somme nelle loro infrastrutture di mainstream. Gli Emirati Arabi Uniti hanno compiuto notevoli progressi nella diversificazione economica, guidata dalla crescita di Dubai, con beni e servizi non-oil che formano circa il 65 per cento delle esportazioni.

Secodno HSBC la fase successiva, mentre il paese cerca di sviluppare la sua produttività, continuerà a sostenere la crescita economica annuale di circa il 3,5 per cento fino al 2030, nonostante una prospettiva più debole a causa dei prezzi del petrolio e il potenziale di crescita limitato nel settore petrolifero. Gli Emirati Arabi Uniti si propongono di incrementare la produzione non-oil da 69 all'80 per cento del prodotto interno lordo entro il 2021. Nello stesso periodo, le previsioni di un aumento della percentuale di forza lavoro sarà pari al 40%.

L'Asia sta diventando sempre più influente, con il commercio tra i mercati emergenti come l'Africa, il Sud America e la stessa Asia in aumento. Il cosiddetto "commercio sud" diventerà sempre più importante nel contesto globale, in quanto questi paesi concentreranno i loro sforzi verso le altre economie in via di sviluppo con un forte potenziale per una rapida espansione di un mercato verso consumatori della classe media. Previsione di HSBC a maggio sul commercio globale.

Questo mercato dinamico interno sta plasmando l'avanzamento delle infrastrutture di trasporto nel Medio Oriente. Gli sforzi di Dubai per massimizzare la vantaggiosa posizione geografica del Medio Oriente, sono stati aiutati dalla sua posizione dominante della compagnia aerea a lungo raggio, lo scalo di Dubai è il più trafficato in termini di traffico internazionale di passeggeri.

Lo sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktoum, che è anche il primo ministro degli Emirati Arabi Uniti, si concentra sullo sviluppo della strategia commerciale orientata da suo padre, lo sceicco Rashid, che ha investito i proventi del petrolio dal 1960 in infrastrutture di trasporto per garantire un futuro post-petrolifero. Dubai sta spingendo con un piano di espansione da 32 miliardi di dollari del suo secondo aeroporto, Dubai World Central, creando un nuovo corridoio merci tra il nuovo aeroporto e il vicino porto di Jebel Ali, ritenuta zona franca, il più grande polo logistico del Medio Oriente.

La città di 2 milioni di persone ha nel corso degli ultimi decenni sviluppato più di 20 zone di libero scambio in cui le imprese straniere possono detenere il 100 per cento della loro attività e ri-esportare beni e servizi a basso costo. Una di queste zone franche, il Dubai International Financial Centre, prevede di triplicare in dimensioni nel prossimo decennio.

Il DIFC è preso di mira dalle banche asiatiche che stanno cercando di finanziare scambi e progetti nel Medio Oriente e in Africa. Già quattro delle prime cinque operazioni regionali sono di banche cinesi, che svolgono un ruolo crescente nel trade finance. Il centro ritiene di poter attirare anche banche africane per competere per la stessa attività. Stiamo cercando di attirare gli istituti finanziari provenienti da Cina e India, ha riferito Essa Kazim, governatore del DIFC, c'è un grande flusso di imprese in cerca di finanziamenti, si tratta di una potenziale area di crescita per noi.




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