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Nucleare, la Gran Bretagna da il via al progetto Hinkley Point C

20 Settembre 2016

Le informazioni e i dati sono ritenuti accurati, ma non ci sono garanzie. Domino Solutions non è un consulente d'investimento e non offre consigli specifici di investimento. Le informazioni qui contenute sono solo a scopo informativo.



Ormai tutti si stanno abituando alla decisione della Gran Bretagna di uscire dall'Unione Europea, gli inglesi hanno fatto un nuovo passo avanti decidendo di sbloccare il massiccio programma del reattore nucleare Hinkley Point C, nonostante il fatto che questo possa creare forti problemi economici al paese per i prossimi 35 anni. La centrale nucleare sarà co-finanziata dalla Cina, il via libera è stato dato dalla premier Theresa May. Il progetto avrà un costo di 18 miliardi di sterline.

Come detto il gruppo China General Nuclear Power Corporation, insieme al colosso francese Electricité de France (EDF), partner del governo inglese, finanzieranno per due terzi la centrale nucleare di Hinkley Point in Gran Bretagna. A regime Hinkley Point, nella contea del Somerset, genererà il 7% dell’elettricità necessaria al Paese. Il progetto per la costruzione del primo reattore del paese da decenni in un luogo nel sud-ovest dell'Inghilterra ha registrato un ritardo nonostante le aziende in Francia e Cina abbiano espresso forte interesse per il finanziamento.

Il progetto non è senza rischi. Solo quattro centrali nucleari con la tecnologia prevista per Hinkley Point C sono in costruzione. I due stabilimenti europei in corso di realizzazione hanno avuto un aumento dei costi enormi e nessuno dei due è ancora operativo.

Hinkley Point C, progetto nucleare della Gran Bretagna dopo il Brexit, finanziato da EDF e la Cina

La struttura dei costi e la data di completamento per Hinkley Point C è già cresciuto notevolmente da quando il progetto è stato annunciato. Il costo pare essere il doppio di quello che era stato previsto per il completamento entro 8 anni. Il progetto è stato abbastanza controverso su una serie di motivi, non ultimo il possibile rischio di avere un parziale controllo cinese di un segmento consistente del settore energetico.

Per la Cina Hinkley Point rappresenta infatti solo il primo passo in un settore in cui intende consolidare la sua presenza e rafforzare il suo prestigio. Pechino aveva accettato di contribuire con 6 miliardi di sterline al progetto solo in cambio del via libera di Londra alla realizzazione di almeno un’altra centrale nucleare in Inghilterra di nuovo in partnership con Edf ma con un ruolo più importante per la Cina. Le centrali di Bradwell e di Sizewell secondo gli accordi verranno costruite utilizzando per la prima volta tecnologie avanzate "made in China".

Londra temeva che un’infrastruttura “critica” per la sicurezza nazionale potesse finire tutta in mano cinese, perciò ha proposto delle clausole per salvaguardare i suoi interessi e poter intervenire se, in futuro, EDF decidesse di vendere le sue quote dell’impianto. Tra l’altro, sempre in tema di costi e ritardi, la centrale di Hinkley Point C rischierebbe davvero di finire come gli altri progetti EPR, continuamente posticipati a causa del lievitare del budget necessario per completare i reattori.

C'è stato anche un vivace dibattito sui pro e i contro al nucleare rispetto ad altre fonti di energia a bassa emissione di carbonio, in particolare solare ed eolica. Poiché il costo di energia solare ed eolica sono crollati, mentre il costo della struttura Hinkley Point C continua a salire, la decisione ora sembra incongrua sulla sola base dei costi.

La Intergeneration Foundation ha riferito in aprile che 40 miliardi di sterline in oltre 35 anni sarebbero potute servire per la produzione di energia solare ed eolica, invece che sostituirli per l'impianto Hinkley Point C. Inoltre, la relazione sostiene che, mentre il vento e i costi solari possono essere facilmente calcolati, i nuovi impianti nucleari hanno un sacco di incognite sui costi stimati di erogazione di potenza nel corso di decenni. Si noti che quando il rapporto è stato scritto nel mese di aprile 2016, il costo di costruzione stimato (compreso il finanziamento) della struttura era di 24,5 miliardi di sterline.

Per un periodo di 35 anni, a partire dal 2025, a Edf viene assicurato un prezzo dell'energia venduta pari a 92,5 sterline a megawatt per ora, il doppio dei costi attuali. Una liquidità essenziale per Edf, zavorrata da 37 miliardi di debiti, alle prese con i continui rinvii per l'apertura della nuova centrale di Flamnville in Normandia, e alle prese con una difficile integrazione con il gruppo Areva che detiene i brevetti della tecnologia nucleare, era fondamentale avere il via libera dal governo conservatore di Londra. A Hinkley Point verrà utilizzata la stessa tecnologia Epr che sta causando mille problemi al cantiere normando. Stessa sorte per l'altro appalto vinto dai francese per un impianto, più piccolo, in Finlandia.

I reattori Hinkley Point C e Sizewell utilizzeranno la tecnologia FES di terza generazione ad acqua pressurizzata (EPR), mentre l'impianto a Bradwell utilizzerà una versione inglese del CGN cinese di terza generazione denominata Hualong.

La decisione di costruire due reattori nucleari a Hinkley Point C sembra il bluff di un giocatore di poker che ha carte in mano davvero brutte, però decide di mettere tutte le sue fiches sul tavolo per un ultimo rilancio. Con così tante polemiche per quanto riguarda i reattori EPR di nuova generazione e l'Europa che vira in senso contrario al nucleare, non possiamo fare a meno di notare i possibili problemi futuri. Ci sono ancora grossi ostacoli tecnici, legali e finanziari da negoziare.




Tag: nucleare, brexit, settore energia, investire energia, edf, investimenti cina, gran bretagna nucleare, centrali nucleari

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