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Continua la lenta agonia dell'azionario europeo

Le informazioni e i dati sono ritenuti accurati, ma non ci sono garanzie. Domino Solutions non è un consulente d'investimento e non offre consigli specifici di investimento. Le informazioni qui contenute sono solo a scopo informativo.
La bocciatura italiana sul DEF da parte dell'Europa, la poca chiarezza della politica europea su molti temi e il sempre maggiore timore di una scissione della moneta unica, rendono il panorama azionario incerto e l'incertezza, si sa, non piace agli investitori. Quindi scattano le vendite su tutti i comparti, l'Italia rompe pericolosamente i 20.000 punti e si allontana da quei famosi 21.800, punto chiave per dare un segnale di rialzo.

La situazione in Europa

I beni italiani hanno risentito delle turbolenze politiche che circondano il suo bilancio - con il FTSE MIB in calo dell'8,3% da inizio anno e il rendimento dei titoli di riferimento in rialzo di 10 punti base rispetto ai massimi del 3,51% per cento - dopo che la Commissione europea ha espresso ulteriori dubbi sul deficit del paese per i prossimi anni.

Il primo stop dell'Unione Europea alla manovra di bilancio 2019, è arrivato quasi subito. L'Ue ha spedito una lettera in cui viene sottolineata la preoccupazione in merito all'innalzamento del rapporto fra il deficit e il prodotto interno lordo al 2.4%, come del resto fatto già capire nelle uscite pubbliche degli scorsi giorni.


Chiediamo alle autorità italiane di assicurare che il documento programmatico di bilancio sia rispettoso delle regole fiscali comuni e aspettiamo di vedere i dettagli delle misure che potrà contenere. Nel frattempo, come negli anni e nei mesi scorsi, restiamo aperti ad un dialogo costruttivo.

Intanto la settimana scorsa, il presidente della Bce Mario Draghi si è incontrato con col presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella. Draghi ha lanciato l'allarme sui conti dell'Italia sottolineando che il governo sottovaluta il pericolo spread. E' stato pubblicato e mandato alle Camere e a Bruxelles il Nadef, che contiene la nota di aggiornamento al documento economico sul quale si baserà la prossima legge di bilancio. Il governo stima un pil 2019 all'1,5%.

Gli investitori sono rimasti estremamente cauti nonostante l'esecutivo abbia aggiustato il tiro sui conti pubblici, riducendo le stime di deficit per il 2020 al 2,1% e all'1,8% per il 2021.

I dati sulla fiducia di settembre evidenziano una volta di più le attuali divergenze tra la situazione europea e quella americana. I consumatori USA mostrano un livello di ottimismo vicino ai massimi degli ultimi venti anni. Le imprese e i consumatori europei, al contrario, rimangono molto prudenti. A frenare l’entusiasmo sono in particolare le questioni politiche. A otto mesi dalle elezioni europee, le leadership di Merkel e Macron, capi di governo delle due maggiori economie dell’area, sembrano indebolite rispetto al passato.

Meglio l'azionario o l'obbligazionario?

I dati completi hanno mostrato una crescita più lenta, ma stabile, nell'Eurozona per tutto il primo semestre, con una crescita del secondo trimestre confermata dello 0,4%. L'inflazione più alta e il sentiment economico più debole hanno pesato sulla spesa delle famiglie, mentre le facili condizioni del credito hanno sostenuto una ripresa degli investimenti fissi.

Prevediamo un risultato simile per il quarto trimestre, anche se i dati disponibili sono stati nettamente più deboli negli ultimi mesi. In linea con il calo del sentiment dei consumatori, le vendite al dettaglio hanno continuato a scendere fino a luglio. Nel frattempo, le letture PMI più basse e le metriche industriali calanti indicano un rallentamento dell'economia che potrebbe essere esacerbato dal ritiro della domanda globale e dall'incertezza sulle relazioni commerciali della zona euro con gli Stati Uniti.

Alla fine di settembre, la prospettiva di una Brexit caotica e senza accordi è cresciuta in seguito a un vertice informale in Austria, in cui alcune delle proposte del Regno Unito sono state respinte dai leader del blocco come impraticabili.

Il mercato dei BTP resti volatile, con una forte sensibilità ai commenti e agli annunci che emergeranno dalle negoziazioni con la Commissione Europea. Lo spread BTP-Bund rimarrà pertanto sotto pressione. In questo contesto, il mercato del credito è meglio posizionato per navigare la volatilità che ci aspetta, anche nel caso di un declassamento da parte delle società di rating.

Sebbene le obbligazioni societarie non potranno essere indifferenti alle sorti dei BTP, nelle ultime settimane è emersa una minore correlazione tra i governativi italiani e i titoli obbligazionari aziendali. Gli spread creditizi hanno in effetti reagito in maniera piuttosto ordinata all'annuncio del budget al 2,4% per i prossimi tre anni, senza segnali di panico evidenti. Ai livelli attuali, gli spread investment grade europei hanno già scontato buona parte delle sorprese che abbiamo avuto dal budget.

TESTIMONIANZE

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Daniele Cecchetti
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