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Europa e l'inflazione al 2% non è ancora preoccupante

Le informazioni e i dati sono ritenuti accurati, ma non ci sono garanzie. Domino Solutions non è un consulente d'investimento e non offre consigli specifici di investimento. Le informazioni qui contenute sono solo a scopo informativo.
  • Inflazione europea raggiunge il 2%
  • Cos'è l'inflazione Core e come modifica i piani Bce
  • Dopo la fine del QE ci sarà l'aumento dei tassi

    L'inflazione annuale nell'area dell'euro ha toccato il 2% in giugno, secondo una stima preliminare dell'ufficio statistico europeo, picco massimo raggiunto nell'Aprile 2017. L'impennata dei prezzi del petrolio ha avuto un ruolo chiave, con i prezzi energetici in aumento dell'8% su base annua, rispetto al 6,1% di maggio.

    Il dato è importante in quanto l'obiettivo della Banca centrale europea è mantenere l'inflazione su livelli inferiori ma prossimi al 2% nel medio periodo. Attualmente il mercato prezza un rialzo dei tassi di interesse da parte della Bce di 10 punti base alla fine del 2019. Per gli esperti di Ing però tale previsione è troppo da colomba e un aumento dell'inflazione potrebbe far alzare le aspettative degli operatori.



    Noi non siamo ancora preoccupati. Il motivo è l'inflazione core*, la BCE ne tiene conto ma non mostra alcun dato. Questa è scesa dall'1,1% all'1% a giugno. Alcuni fattori hanno influenzato la lettura principale degli ultimi mesi, rendendo particolarmente più volatile l'inflazione dei servizi di quanto non lo sia in genere. L'aumento dello 0,4% nell'inflazione dei beni non energetici deve essere stato un segno positivo di una debole inflazione.

    *Core inflation (in italiano, inflazione core) è il termine con cui si indica la misura dell'aumento medio dei prezzi (e quindi anche della diminuzione del potere d'acquisto della moneta) escludendo dal conteggio i beni che tipicamente sono sono soggetti a forte volatilità di prezzo, soprattutto quelli collegati con l'energia e i generi alimentari.


    Mentre l'inflazione è ormai in linea, il calo di quella core lascia la BCE leggermente in disaccordo con la data di uscita del QE. Non ci attendiamo nulla di importante durante l'incontro di luglio. Le proiezioni macroeconomiche della BCE per l'inflazione core di quest'anno non sono così ambiziose. Ciò significa che la debolezza della core inflation è parte dello scenario di riferimento della BCE e il calo dell'1% non cambia di molto le prospettive per il prossimo futuro.



    Anche se l'incontro di luglio non sarà un evento da cui attendersi grandi novità, il calo dell'inflazione core è comunque un elemento spiazzante per la BCE in quanto il passaggio a un tasso di inflazione sostenuta di poco inferiore al 2% deve ancora iniziare.

    L'inflazione e il quantitative easing

    Il terzo e ultimo aspetto di cambiamento è la fine del quantitative easing (Qe), il programma di acquisti di titoli di stato da parte della Bce. Quando scriviamo che non siamo preoccupati, non intendiamo che il QE potrebbe continuare anche nel 2019, ma che non ci saranno sorprese quali un accelerazione della chiusura. Il mercato sta scontando il fatto che non durerà per sempre e che nel 2018 andrà in soffitta come alcuni giornalisti hanno paventato. La BCE ancora deve acquistare obbligazioni dei Paesi dell'Eurozona in certe proporzioni, e i Bund tedeschi iniziano a scarseggiare.

    La Bce sta comprando meno Bund provando a compensare con altri titoli di stato. Per i Bund siamo molto vicini al limite del 33%, se il Qe non finisce a settembre, dovrà comunque terminare subito dopo. Entro fine anno il programma si concluderà. Si va dunque verso la fine dell'espansione del bilancio Bce nell'ultimo quarto 2018.

    La Banca centrale europea è consapevole che i mercati entreranno dal primo gennaio 2019 in una terra incognita, che è quella del mondo dopo la fine del Qe. Per questo la Bce non intende riservare sorprese, anche se dovesse rispondere a shock improvvisi riattivando uno strumento divenuto “normale” nella sua cassetta degli attrezzi, che è il Qe cioè gli acquisti netti di attività finanziarie che aumentano le dimensioni del suo bilancio.

    L’aumento dei tassi d’interesse e il termine del reinvestimento dei titoli rimborsati a scadenza, saranno graduali, trasparenti, e soprattutto prevedibili perché la forward guidance sarà rafforzata e continuerà a guidare il mercato.
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