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I mercati sono volatili ma non è tutta colpa dei tassi di interesse americani

Le informazioni e i dati sono ritenuti accurati, ma non ci sono garanzie. Domino Solutions non è un consulente d'investimento e non offre consigli specifici di investimento. Le informazioni qui contenute sono solo a scopo informativo.
Ormai siamo agli sgoccioli, il prossimo 16 Dicembre la FED aumenterà i fatidici tassi di interesse fermi ormai da anni. I mercati sono volatili dopo le inattese parole di Draghi e Yellen della settimana scorsa, ma continuano a scendere per colpa dei tassi di interesse in aumento ? Noi crediamo che ci siano altre questioni, più o meno importanti che dovremmo prendere in considerazione. L'innalzamento dei tassi di interesse è un punto cruciale dell'economia americana, certo, ma pensiamo che i mercati abbiano scontato questo +0.25% e siano in ansia per altri motivi.

Il dollaro forte

Difficilmente le banche centrali lo ammetteranno, ma il rafforzamento del dollaro ha reso le esportazioni americani peggiori spingendo verso il basso l'inflazione e di conseguenza l'economia in generale. La FED conta parecchio su un indebolimento del dollaro e le sue prospettive rimangono costanti, dobbiamo aggiungere che le parole di Draghi non hanno fatto altro che aggiungere benzina sul fuoco spingendo il cambio da 1.05 a 1.10 in pochi giorni. Altre banche centrali sono a proprio agio in questa situazione di swing. Se il dollaro si muove ben al di sopra la parità con l'euro, o se una valuta emergente entra in una spirale di ribasso, tali eventi potrebbero sommergere qualsiasi cosa la Fed decidesse di fare.

Il mercato del lavoro degli Stati Uniti

Due sono gli argomenti chiave che la FED deve seguire per poter decidere sui tassi, il mercato del lavoro e l'inflazione. Il mercato del lavoro, secondo la Yellen, rimane forte e questo è confortato anche dai dati usciti nelle ultime settimane sui sussidi e dalla percentuale di disoccupazione ferma al 5%. Ormai abbiamo capito che i tassi verranno alzati, quello che non percepiamo è cosa accadrà dopo che verranno sollevati al mercato del lavoro. I mercati attualmente pensano che un aumento basso sarà irrilevante. Il fattore più importante però sarà che potrebbe accelerare l'inflazione salariale. L'ultimo sondaggio di proprietari di piccole imprese ha dimostrato che il tasso di aziende in difficoltà è superiore al 2006 e 2007. I guadagni sugli orari medi sono scesi, mentre catene di ristoranti e vendita al dettaglio hanno rivelato margini più stretti a causa di costi salariali più elevati.

Le insensate decisione dell'Opec

Il mondo è sempre meno dipendente dal petrolio di quanto non lo fosse nel 1970. Detto questo però il petrolio è ancora un valore importante e il suo prezzo basso sta facendo la felicità di certi settori ma ne sta distruggendo altri. Produttori importanti come Russia o Arabia Saudita stanno pagando un duro colpo. Il petrolio basso riduce l'inflazione ma anche le spese di capitale e aumentano esponenzialmente il rischio di default per molte società. Draghi, nel suo discorso della settimana scorsa, ha sostenuto che la BCE, al di là delle notizie dell'Opec, il costo del petrolio è più importante che le sue decisioni come presidente della banca centrale.



La Cina non è ancora fuori dai guai

L'economia mondiale è bipolare con una crescita concentrata nella seconda più grande economia del mondo, la Cina. La banca popolare cinese è innegabilmente molto meno prevedibile di quanto non lo sia la Fed. Infatti il ??più grande shock del 2015 è stato quando le autorità cinesi hanno permesso al renminbi di svalutarsi senza avvertire e prendendo i mercati di sorpresa. Un'ulteriore svalutazione faciliterebbe il tentativo della Cina di rendere la transizione ad un'economia leader nelle esportazioni. In questo modo però renderebbe molti mercati emergenti in difficoltà nel competere. Se la crescita cinese dovesse calare in un vero e proprio crollo, allora l'effetto sui prezzi delle materie prime di tutto il mondo sarebbe drastico.

TESTIMONIANZE

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Maurizio Carnazzo
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Daniele Cecchetti
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