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La Brexit di Theresa May: i nodi da sciogliere

Le informazioni e i dati sono ritenuti accurati, ma non ci sono garanzie. Domino Solutions non è un consulente d'investimento e non offre consigli specifici di investimento. Le informazioni qui contenute sono solo a scopo informativo.
Il primo ministro inglese Theresa May chiederà al suo governo di sostenere il progetto di accordo sulla Brexit oggi pomeriggio, nonostante il fatto che potrebbe non avere il completo appoggio del suo partito. Di seguito facciamo il punto sulla situazione Brexit.

Alla fine di marzo scadono i due anni previsti dall'articolo 50 per arrivare a un accordo per il recesso e, a quel punto, un qualche accordo di massima va raggiunto altrimenti il Regno Unito si troverebbe automaticamente fuori dall'Unione senza nessun accordo.

Il nodo del confine irlandese

Probabilmente il fulcro dell'accordo, il punto più importante da risolvere.
La dura realtà, quella che non si può aggirare con uno spot elettorale, si è manifestata sotto forma del confine tra Repubblica d'Irlanda e Irlanda del Nord, un confine che è anche il confine tra Regno Unito e Repubblica d'Irlanda visto che l'Irlanda del Nord è parte del Regno Unito. L'Unione europea è stata protagonista determinante nel processo di pace con l'accordo del 1998, noto come l'accordo del Venerdì Santo: un accordo di pace che ha messo fine alla lotta fra i due modi di essere irlandesi. L'accordo del Venerdì Santo prevede infatti il "power sharing", forma di governo in cui a Belfast, sono due forze in condivisione forzata a governare quel pezzo d'Irlanda britannica.

Il nodo del confine irlandese per la Brexit, Theresa May


Il confine in questione viene attraversato ogni giorno da oltre 30mila pendolari nelle 200 strade che vi transitano. Viaggiano su questa linea mimetizzata l'80 per cento delle esportazioni della Repubblica Irlandese, che poi si fermano nel Regno Unito o vengono imbarcate verso il Vecchio Continente.

È per questo che l'Irlanda si batte, con l'Unione europea al suo fianco, affinché il Regno Unito rimanga all'interno dell'Unione Doganale e del Mercato Unico: per evitare di trovare un ostacolo al suo più importante sbocco commerciale.

Una volta usciti dall'Unione il Regno Unito e l'Irlanda del Nord, questo stesso confine diventerebbe il confine dell'Unione Europea, ma che senso avrebbe parlare di uscita dal mercato unico in presenza di un confine così poroso? Nessuno, ed è questo il principale problema che si pone di fronte a Theresa May e a Michel Barnier, il capo negoziatore dell'Unione.

Il confine britannico

Potrebbe volere evitare un nuovo confine doganale nel Mare d'Irlanda, separando la Gran Bretagna dall'Irlanda del Nord. Ma l'Irlanda del Nord sarà più profondamente radicata nell'unione doganale dell'UE rispetto al resto del Regno Unito, perché aderirà al codice doganale completo dell'UE, secondo tre funzionari europei e un funzionario britannico.

Il nodo del confine irlandese blocca la Brexit


L'Irlanda del Nord si atterrà ad alcune delle norme del mercato unico dell'UE per le merci, in modo che i prodotti alimentari e agricoli possano attraversare il confine irlandese senza burocrazia. Questo è un grosso rischio per la May. Per rimanere al potere, si affida ai voti del Partito unionista democratico dell'Irlanda del Nord in Parlamento. Hanno promesso di opporsi a qualsiasi accordo che trattenga l'Irlanda del Nord in un regime doganale o regolamentare diverso dal resto della Gran Bretagna.

Perchè il primo ministro pensa sia una trappola

I ministri pro-Brexit della May inizialmente avevano richiesto una data di scadenza per il backstop, per garantire che il Regno Unito non venisse tenuto prigioniero all'interno dell'unione doganale dell'UE per sempre. L'UE ha rifiutato, insistendo sul fatto che non ci può essere un limite di tempo per una clausola di garanzia che potrebbe essere necessaria a tempo indefinito.

Invece, l'accordo offre un meccanismo di revisione, ma non conferisce al Regno Unito il potere di ritirarsi unilateralmente. Ancora una volta, questo è inaccettabile per i sostenitori della Brexit.

Il dazio da pagare per l'uscita

Verso la fine del periodo transitorio nel 2020, il Regno Unito sarà in grado di scegliere tra l'estensione dei termini commerciali esistenti - al costo di continuare i pagamenti annuali di circa 10 miliardi di sterline ($ 13 miliardi) verso l'UE - o abbandonare il mercato unico, l'unione doganale e il blocco di frontiera irlandese.

Ciò significherebbe liberarsi dall'incombenza degli onerosi pagamenti mensili, ma anche di impegnarsi a mantenere a tempo indefinito il regime doganale all'interno dei confini. Una brutta copia della Brexit.

Partnership futura tra le nuove fazioni

L'accordo di divorzio di 600 pagine contiene anche un progetto molto più breve per le future relazioni tra l'UE e l'UE.

Questo progetto chiarisce che il sistema di backstop per l'Irlanda del Nord stabilirà la linea di base per il commercio lungo il confine irlandese. Qualsiasi accordo commerciale futuro deve fornire la stessa apertura sull'Irlanda.

La bozza del testo offre la prospettiva di un accordo di libero scambio semplificato in stile Canada. Ma sarà solo per la Gran Bretagna continentale. Se il governo scegliesse un accordo del genere, l'Irlanda del Nord dovrebbe rimanere all'interno del regime doganale sostenuto dall'UE, mentre il resto del paese andrebbe in un'altra direzione, metaforicamente, significherebbe separare i figli dopo il divorzio.

Un risultato del genere sarebbe inaccettabile per i Tories che danno valore all'unione del Regno Unito e i politici del DUP che sostengono il governo di minoranza della May.

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