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La Fed e i tassi di interesse, una storia infinita che fa male ai mercati

Le informazioni e i dati sono ritenuti accurati, ma non ci sono garanzie. Domino Solutions non è un consulente d'investimento e non offre consigli specifici di investimento. Le informazioni qui contenute sono solo a scopo informativo.
Per ben sei anni siamo stati in balia di stimoli in molti paesi a livello globale, l'America con il suo programma Q1/Q3 ha elevato il suo debito portandolo da 1 trilione di dollari a ben 4 trilioni di dollari. Questo è un problema ? Certo che lo è. La Yellen il 17 Settembre con una mossa a sorpresa per l'ennesima volta non ha alzato i tassi di interesse e questo non solo ha irritato i mercati, già colpiti dal calo del petrolio e dal caso Grecia, ma ha anche messo in luce un chiaro segnale che la Fed non si fida ancora dell'economica americana.

Già dall'inizio del 2015 i tassi avrebbero dovuto rialzarsi, fornendo così un segnale forte al mercato e lentamente portarli ai livelli storici precisi del 2006. Questo sarebbe stato importante perché i tassi di interesse forniscono garanzie collaterali ai titoli del Tesoro USA, titoli ipotecari, obbligazioni societarie e azioni.

PIL, GDP, USA, ultimi 12 mesi e aspettative


La domanda che molti si pongono in questo momento è cosa accadrebbe se e quando la Fed finalmente deciderà di alzare i tassi, visto anche un calo degli utili societari delle ultime trimestrali causati da un dollaro sempre troppo forte.

Per prima cosa il dollaro di apprezzerebbe sempre di più mettendo a rischio seriamente l'export americano, ormai agli sgoccioli di tagli e buy back per salvare i bilanci. Pfizer (PFE) è uno degli esempi classici della situazione attuale, il gigante farmaceutico infatti sta per chiudere la grande acquisizione della storia del settore sanitario acquistando Allergan (AGN) per ben 160 miliardi di dollari, paventando così l'idea di spostare la sua sede in Europa, lasciando il dollaro per passare all'Euro.

I paesi emergenti già indebitati in dollari e con valuta debole e già a rischio di insolvenza, dovrebbero ripagare il proprio debito e eventuali interessi in una valuta sempre più forte (si pensi al real brasiliano che si è svalutato del 40% rispetto al dollaro).

Il debito. Con un debito vicino ormai ai 20 trilioni di dollari, circa il 40% superiore al PIL dell'Europa, anche un solo aumento dell'1% si trasformerebbe in 200 miliardi da pagare di interessi in più. Un paese già alle prese con un forte debito dovrebbe in tutti i modi cercare di evitare ulteriori interessi.

Il bilancio del sistema bancario americano gravato da $156 trilioni di derivati sui tassi di interesse sarebbe compromesso: un aumento dell’interesse anche di un solo 0.1% mangerebbe il 10% del capitale; un aumento dell’1% addirittura lo azzererebbe, rendendo tutto il sistema insolvente.

Perfino l'FMI avverte l'America che è meglio rinviare il rialzo

Il fondo monetario internazionale, l'FMI, a Giugno avvertì gli Stati Uniti che un rialzo dei tassi per il 2015 sarebbe stato un errore. Infatti L'Fmi ha rivisto al ribasso le stime di crescita per gli Stati Uniti sia nel 2015 che 2016. Il Pil americano crescerà quest'anno del 2,5% e il prossimo del 3,0%, meno del 3,1% previsto in aprile per tutti e 2 gli anni. Le finanze pubbliche americane restano su una strada non sostenibile e l’attuale politica di bilancio presenta delle disfunzioni che possono danneggiare l'economia.

Inutile quindi sottolineare come un aumento in questo momento sia prematura, ma d'altro canto l'America ha terminato i proiettili, un nuovo stimolo sarebbe un colpo durissimo alle sue finanze e un aumento dei tassi invece danneggerebbe in modo significativo il cambio rendendo le sue multinazionali esposte a bilanci sempre più magri, aiuterebbe le PMI, questo si, ma gli Stati Uniti sono un paese che vive del 61% sul consumismo ed esportazioni, con un dollaro sempre più forte nei confronti di valute rivali significherebbe la fine della valuta primaria.

TESTIMONIANZE

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