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La salute dell'economia mondiale, panoramica sui maggiori paesi

Le informazioni e i dati sono ritenuti accurati, ma non ci sono garanzie. Domino Solutions non è un consulente d'investimento e non offre consigli specifici di investimento. Le informazioni qui contenute sono solo a scopo informativo.
Siamo in un periodo di grandi dati macroecnomici, in queste settimane infatti sono usciti i dati della produzione industriale di Cina, Giappone, Stati Uniti, Germania, Francia e Italia. Cos'è la produzione industriale e perchè è così importante? Partiamo con ordine. La produzione industriale è l'insieme delle attività relative alla trasformazione di materie prime in beni di consumo, ossia la combinazione di fattori di produzione (input) per la realizzazione di prodotti (output) ovvero beni a valore aggiunto.

Spesso la notate con un acronimo, PMI (Purchasing Manager's Index) in Europa, mentre negli Stati Uniti è conosciuto come ISM (Institute for Supply Management). Tralasciamo per un attimo acronimi e dettagli su come vengono calcolati questi dati, a noi interessa il risultato finale.

Se il PMI o ISM è superiore o uguale a 50 punti, significa che l'economia di quel paese è in salute.
Se il PMI o ISM è inferiore a 50 punti, significa che l'economia di quel paese è in recessione.


Molti giornali in settimana si sono concentrati sull'accelerazione dei dati di produzione provenienti dalla Cina, come riportato dall'indice Caixin PMI (Purchasing Managers Index), passato dalla debolezza di 49.9 punti a novembre (quindi situazione recessiva) alla crescita di 50.8 di marzo. Questo significa che l'economia cinese è tornata a produrre e la sua economia, almeno nell'ultimo trimestre, risulta in salute. E' bastato questo dato per far salire tutte le borse del mondo, questo per farvi capire quanto è importante il dato nel panorama degli investimenti in borsa.



In questo articolo faremo una panoramica con analisi annessa, dei PMI delle maggiori potenze economiche mondiali, per capire a che punto siamo e misurare la salute dell'economia che pare in rallentamento, ma non in recessione.

Germania: molto al di sotto delle attese

Il PMI Manufacturing della Germania è sceso a 44,1 a marzo, in calo rispetto a 47,6 di febbraio, il livello più basso da Luglio 2012 vicino al fondo della crisi del debito in euro.

Il rapporto completo, dopo l'uscita del PMI negativo, sottolineava una forte e accelerata diminuzione dei nuovi ordini, con ordini totali e ordini di esportazione in calo ad un tasso più rapido dall'aprile 2009. Le ragioni principali sono lo spettro di una incertezza che circonda la Brexit e le tensioni commerciali, un settore automobilistico debole e la domanda globale generalmente più morbida.



La diminuzione del dato sul lavoro nel settore manifatturiero è diminuito raggiungendo i livelli della metà del 2009. L'occupazione è diminuita per la prima volta in tutto il settore in tre anni: Il declino è stato solo marginale, ma è stato comunque in contrasto con solidi tassi di creazione di posti di lavoro dei mesi precedenti. Questi dati di produzione di marzo devono farci riflettere sulla situazione tedesca. Sia i nuovi ordini totali che le vendite export stanno scendendo a ritmi che non si vedevano dalla crisi finanziaria globale.

Giappone: il settore manifatturiero naviga in cattive acque

L'economia manifatturiera del Giappone ha chiuso il primo trimestre in cattive condizioni, con una domanda più debole che ha spinto i volumi di produzione in contrazione. Il contesto economico per i produttori "rimane estremamente difficile", secondo il Nikkei Japan PMI a 49,2 in marzo - in lieve aumento rispetto a febbraio, che era stato il livello più basso degli ultimi 32 mesi, l'indice rimane in modalità di contrazione, segnalando così un ulteriore rallentamento, inanellando la peggiore performance trimestrale nel settore manifatturiero dal secondo trimestre 2016.



I nuovi ordini interni e l'esportazione sono ulteriormente diminuiti. Il calo degli ordini di esportazione è stato attribuito a vendite estere più deboli verso clienti cinesi e taiwanesi. Dato il calo degli ordini, i volumi di produzione sono stati tagliati nel settore manifatturiero giapponese per il terzo mese consecutivo, nonostante questi tagli fossero "solo moderati", sono stati comunque i più pesanti dal maggio 2016.

L'outlook è rimasto insoddisfacente a marzo, impantanato da timori commerciali globali, dall'impatto del rialzo dell'imposta sulle vendite in entrata e dalla crescita più debole in Cina.

Cina: finalmente si vede un pò di luce

Il PMI manifatturiero cinese è entrato in modalità espansiva a marzo, per la prima volta da novembre, con le aziende che segnalano incrementi leggermente più alti della produzione e dai dati del lavoro. L'occupazione è aumentata per la prima volta dall'ottobre 2013. La produzione è aumentata per il secondo mese consecutivo, sostenuta da un aumento più forte, seppur ancora relativamente modesto, dei nuovi dati del lavoro.

Con un ambiente di finanziamento più rilassato, sforzi del governo per salvare il settore privato e progressi positivi nei negoziati commerciali cina-america, la situazione in tutto il settore manifatturiero è ripresa a marzo. Nel dialogo sul commercio con gli Stati Uniti, la Cina ha fatto delle proposte che vanno al di là di quelle precedenti su una varietà di materie, inclusi i trasferimenti forzati di tecnologia, con le due parti che lavorano per superare gli ostacoli che le separano da un accordo che ponga fine alla loro lunga disputa commerciale, come riferito a Reuters da funzionari statunitensi.



Intanto, nel rapporto cinese sulle stime del PIL, Pechino sta cercando di convincere Donald Trump a sotterrare l'ascia della guerra dei dazi e Li dà il suo contributo retorico. Il rapporto tra deficit e PIL viene fissato al 2,8%, un incremento dello 0,2 rispetto al 2018. Inflazione al consumo al 3%. Verranno creati 11 milioni di nuovi posti di lavoro. Investimenti in infrastrutture da oltre 100 miliardi di euro per linee ferroviarie e 240 miliardi per reti stradali e vie fluviali.

Stati Uniti: il PMI più alti di tutti, ma per quanto?

Il PMI negli Stati Uniti è sceso a 52,4 a marzo, la lettura più bassa da giugno 2017 e notevolmente più morbida rispetto alla tendenza osservata nel 2018. La produzione si è espansa a un ritmo marginale più debole da giugno 2016. La crescita dei nuovi ordini è scesa vicino ai minimi toccati nel periodo di rallentamento del 2016. L'export è aumentato in maniera marginale, con le aziende che hanno sofferto le tensioni commerciali globali e l'impatto delle tariffe hanno frenato la domanda dei clienti stranieri. Detto questo, l'indice di occupazione è aumentato a un ritmo solido e soddisfacente.



Un ulteriore peggioramento del PMI manifatturiero potrebbe indicare che il settore industriale sia un freno crescente per l'economia statunitense. Dei 18 settori esaminati, 16 hanno riportato una crescita, tra cui attrezzature per il trasporto e metalli primari. Solo i settori dei prodotti di abbigliamento e carta hanno registrato cali. Il settore alimentare e delle bevande ha registrato l'aumento maggiore.

I timori che l'attività manifatturiera statunitense stia rallentando sono momentaneamente accantonati da quest'ultimo rapporto. I venti contrari per il settore manifatturiero degli Stati Uniti uniti con la crescita lenta all'estero hanno mostrato pochi segni di cedimento a marzo. Le PMI globali rilasciate prima dell'ISM di marzo hanno mostrato segnali contrastanti, con l'attività in Cina che sembra migliorare ma la produzione dell'Eurozona è ancora in stasi.

Gli Stati Uniti continuano a brillare, ma con la domanda globale debole e la crescita interna in rallentamento mentre la spinta dallo stimolo fiscale dell'anno scorso si affievolisce, un rimbalzo significativo nei prossimi mesi rimane molto probabile.

Francia: sempre negativo ma in ripresa

L'economia dell'eurozona rimane sotto pressione dalla debole domanda globale e dall'incertezza politica, dopo che un sondaggio regionale dei responsabili degli acquisti ha suggerito che l'attività manifatturiera sta mostrando il dato più negativo degli ultimi 5 anni. L'indice dei responsabili acquisti per l'industria manifatturiera è sceso a 47,7 a marzo, rispetto al 49,4 di febbraio. Il netto calo indica che la produzione manifatturiera si sta riducendo.



L'indice PMI per i responsabili degli acquisti compositi per la Francia è sceso a 48,7 a marzo dal 50,4 del mese precedente, ben al di sotto delle 50,7 previste dagli economisti. Il rapporto mostra inoltre che sia i servizi che i settori industriali si sono ridotti durante il mese, dopo l'espansione del periodo precedente.

La pubblicazione dei dati di venerdì evidenzia le difficoltà per la seconda economia della zona euro, rallentando la crescita in tutto il blocco. Si dice che le proteste dei "gilet gialli", che persistono da settimane, abbia influenzato la produzione, noi non siamo dello stesso avviso.

Alla fine del primo trimestre, il settore privato francese non è stato in grado di continuare la ripresa vista a febbraio, poiché sia i settori manifatturiero che quelli dei servizi registravano contrazioni nell'attività economica, ha affermato Eliot Kerr, economista di IHS Markit.

Italia: sempre più nel baratro

A causa della forte riduzione dei nuovi ordini che a sua volta ha provocato l'ennesimo declino della produzione, a marzo, continuano a peggiorare le condizioni del settore manifatturiero in Italia. La produzione è diminuita per l'ottavo mese consecutivo, i nuovi ordini si sono contratti al tasso più veloce in quasi sei anni e l'ottimismo, pur rimanendo positivo è sceso leggermente rispetto a febbraio.



L'Indice PMI a marzo ha raggiunto un valore al di sotto della soglia neutra di non cambiamento di 50.0 per il sesto mese consecutivo. Attestandosi a 47.4, in discesa da 47.7 di febbraio, l'indice mostra il peggioramento mensile più visibile dello stato di salute del settore da maggio 2013. Quello dei beni di consumo è stato l'unico sotto settore ad osservare un miglioramento delle condizioni operative, mentre un forte deterioramento è stato riportato da quello dei beni intermedi e di investimento.

Dietro il crollo del PMI si cela la contrazione della produzione e dei nuovi ordini. Il tasso di declino è stato elevato e l'ottavo in altrettanti mesi. Dai dati raccolti si evince che le aziende campione hanno riportato l'ennesimo deterioramento sia della domanda nazionale che di quella estera. Non solo le vendite totali sono diminuite per l'ottavo mese consecutivo, in aggiunta, la contrazione riportata è stata la maggiore in quasi sei anni. Inoltre, i nuovi ordini esteri sono diminuiti a marzo ad un tasso poco inferiore di quello record in quasi sei anni e mezzo di dicembre 2018.

Conclusioni

Quindi, in questa fotografia dei PMI di sei grandi paesi economici:

• La Germania è cupa come durante la crisi del debito euro e molto nervosi
• Il Giappone è preoccupato dal rallentamento in corso
• La Cina conta sul governo per fornire un ambiente di finanziamento migliore e salvare il settore privato
• Gli Stati Uniti stanno rallentando, ma per ora l'economia viaggia ancora bene.
• La Francia sta rialzando la testa ma fa ancora fatica
• L'Italia continua a perversare in un ambiente negativo e non vediamo una via d'uscita

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