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Petrolio, cosa dobbiamo aspettarci dal fallimento di Doha

Le informazioni e i dati sono ritenuti accurati, ma non ci sono garanzie. Domino Solutions non è un consulente d'investimento e non offre consigli specifici di investimento. Le informazioni qui contenute sono solo a scopo informativo.
Il prezzo del petrolio è in calo dopo il fallimento del vertice di Doha. I paesi produttori non sono riusciti a mettersi d'accordo sul congelamento della produzione. Sullo sfondo le tensioni tra Arabia Saudita e Iran. I colloqui tra alcuni dei più grandi produttori mondiali di petrolio su un accordo per congelare il prezzo del petrolio sono falliti Domenica sera dopo che l'Arabia Saudita ha insistito sul si dell'Iran, un competitor regionale, il quale è stato l'unico paese Opec a non dare la propria disponibilità.

Ora ci domandiamo cosa potrebbe accadere ai mercati delle materie prime e agli indici mondiali dopo questo fallimento politico. Il petrolio greggio è salito oltre il 40 per cento dalla metà di febbraio, quando l'Arabia Saudita, Russia, Venezuela e Qatar hanno annunciato per la prima volta piani per un congelamento come via d'uscita da un crollo verticale del prezzo dell'Oil. Mentre altri fattori hanno giocato un ruolo determinante, i prezzi sono saliti al di sopra di 40 dollari al barile sulla prospettiva del primo accordo globale del petrolio in 15 anni, un driver senz'altro più che importante.

Causa del fallimento sono state infatti le tensioni fra Arabia e Iran, membro Opec che rifiuta il congelamento perché da gennaio con la rimozione delle sanzioni dell’Occidente per il programma nucleare ha di nuovo potuto immettere il suo greggio nei mercati mondiali. Adesso Teheran non vuole autolimitarsi, come l’Arabia gli chiede da qui le frizioni fra due più importanti produttori Opec e il fallimento del vertice odierno.

L’accordo è stato prima in dubbio poi è fallito perché l’Arabia ha deciso di far dipendere il via libera al congelamento all'adesione iraniana, che si sapeva già non sarebbe arrivata. Svanisce così la possibilità di un patto di Paesi Opec e non Opec che nei piani doveva far aumentare i prezzi del greggio. La discussione è andata avanti per cinque ore, vi è stato anche un violento confronto fra Arabia e Russia per le parole da usare nel comunicato, mentre la borsa dell'Arabia Saudita chiudeva in flessione.

Il congelamento tra i produttori non avrebbe fatto alcuna differenza noi crediamo, a parte l'Arabia Saudita, la Russia e l'Iran sono gli unici due paesi, tra coloro che sono coinvolti nei colloqui di congelamento che saranno in grado di aumentare la produzione quest'anno

Ha riferito un analista di una società di consulenza con sede a Londra.



La caduta del 60% del prezzo del greggio dal giugno 2014 è stata causata da una parte da una riduzione della domanda mondiale dovuta alla crisi , dall'altra da un forte aumento dell’estrazione del cosiddetto shale oil, soprattutto negli Usa. I paesi esportatori hanno perciò perduto centinaia di miliardi di dollari. Per compensare i deficit di bilancio hanno attivato misure di austerità che ora cominciano a generare conseguenze a livello sociale.

Detto questo, il fallimento di ieri potrebbe avere un impatto non così rilevante, il mercato infatti potrebbe anche trovare supporto dal Kuwait, dove i lavoratori del petrolio hanno iniziato uno sciopero Domenica. Questa interruzione delle forniture è di circa 2,8 milioni di barili al giorno, ricordiamo che solo l'Iran ne produce 700 mila al giorno. Anche se c'erano messaggi contrastanti nel periodo che precede la riunione, i delegati dell'Opec erano sicuri che l'Arabia Saudita avrebbe trovato comunque un accordo, anche senza il coinvolgimento dell'Iran. Il Ministero del Petrolio e delle risorse minerarie, guidati da Ali al-Naimi, ha riferito di essere stato coinvolto nella prima bozza del contratto che circolava tra i delegati a Doha.

Il mancato raggiungimento di un accordo a Doha è un promemoria che l'Arabia Saudita è in vena di fare un favore all'Iran in questo momento e che il loro conflitto geopolitico in corso non può essere scontato come un elemento della politica petrolifera saudita attuale

Secondo Jason Bordoff della Columbia University.

L'Iran dal canto suo non ha nemmeno avuta la decenza di inviare un rappresentante alla riunione di Domenica e ha mantenuto una posizione coerente fin dall'inizio della fase di preparazione ai colloqui: non era disposta a congelare la produzione, perché solo ora sta emergendo da anni di sanzioni che hanno interessato sia la produzione di petrolio sia le sue esportazioni. Mentre l'Iran ha aumentato la produzione e le esportazioni, non hanno comunque raggiunto i livello pre-sanzione. L'Agenzia Internazionale per l'Energia stima che le esportazioni di greggio iraniano sono salite a 1,6 milioni di barili al giorno di marzo rispetto febbraio. Prima delle sanzioni Teheran vendeva circa 2.2 milioni di barili al giorno di greggio sui mercati mondiali.

Se ci sarà un forte sell-off nei mercati petroliferi oggi, saranno i grandi produttori come la Russia ad essere disposti a rischiare una replica di Doha data l'ostilità che esiste chiaramente tra i membri Opec Iran e Arabia Saudita. Dovremo probabilmente attendere fino alla prossima riunione dell'Opec a giugno per vedere se per caso i paesi saranno così sottoposti a pressioni economiche da avviare un eventuale congelamento o taglio della produzione anche senza l'Iraq.

Il prezzo nel frattempo si muoverà verso il basso.

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