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Petrolio, l'Opec ufficialmente chiede cooperazione per arginare il crollo del prezzo

Le informazioni e i dati sono ritenuti accurati, ma non ci sono garanzie. Domino Solutions non è un consulente d'investimento e non offre consigli specifici di investimento. Le informazioni qui contenute sono solo a scopo informativo.
Il governatore dell'Opec del Kuwait, Nawal al-Fuzaia, ha ammesso che l’Opec non può stabilizzare il mercato del greggio senza la cooperazione da parte dei produttori che non fanno parte del gruppo, come ad esempio la Russia. L’organizzazione non può stabilizzare il mercato e far diminuire la produzione mentre altri la stanno aumentando, senza coordinarsi nell'obiettivo di stabilizzare i prezzi. Abdalla El-Badri ha detto che la futura produzione di petrolio potrebbe vacillare a meno che i paesi sia all'interno sia all'esterno dell'Opec non cooperino per terminare un eccesso di alimentazione che ha martellato i prezzi facendolo crollare del 70 per cento in 18 mesi, con conseguente riduzione a livello di investimenti e posti di lavoro nel settore.
E' fondamentale che tutti i principali produttori si siedano attorno ad un tavolo e trovino una soluzione a questo problema globale. Il mercato ha bisogno di vedere le scorte scendere a livelli che permettono prezzi per dar modo di recuperare gli investimenti e il ritorno degli investitori. Questo non è solo cruciale per i produttori, ma anche per i consumatori. Il mondo vuole più petrolio, e questo significa più investimenti.
Ha aggiunto Abdalla El-Badri.

Intanto il governo di Edimburgo ha indetto una riunione speciale per valutare azioni in grado di massimizzare la ripresa economica degli impianti del Mare del Nord, dopo che si è saputo che a causa dei bassi prezzi del petrolio almeno 5 mila posti di lavoro sono venuti a mancare in tutta l’area, ha detto il primo ministro scozzese Nicola Sturgeon Alla riunione prenderà parte anche Lena Wilson, che guida la task force governativa sulla crisi occupazionale.

Nel frattempo i prezzi dell'oro nero sono ricaduti sotto la soglia psicologica dei 30 dollari, dopo che il paese capofila del Cartello, l'Arabia Saudita ha chiarito che non intende ridurre gli investimenti su nuova produzione, alimentando i timori di un protrarsi dell'eccesso di offerta. Nel frattempo la produzione dell'Iraq è ulteriormente aumentata, toccando nuovi massimi storici. Il segretario dell'Opec ha poco influenza diretta sulla politica, ma i suoi commenti hanno un certo peso verso l'industria petrolifera globale, soprattutto se si mostra sempre più preoccupato per la natura prolungata del sell-off.

Dall'inizio del 2016 i prezzi del petrolio sono scesi di un altro 15 per cento, i mercati azionari di tutto il mondo sono nervosi a causa di timori che l'industria petrolifera possa crollare abbassando la crescita dell'economia globale e portare ad una spirale deflazionistica. Il Brent, punto di riferimento internazionale del petrolio, è sceso del 4,9 per cento a 30,60 $. L'Arabia Saudita, il più grande esportatore di petrolio del mondo, ha mostrato pochi segni di deviazione dalla sua politica di mantenere un alto rendimento per spremere i produttori ad alto costo.

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Leonid Fedun, vicepresidente di Lukoil (LUKOY), il secondo più grande produttore di petrolio della Russia, ha detto che non si sarebbe opposto ai tagli di produzione se avessero ricevuto sostegno politico a Mosca. L'Arabia Saudita ha detto che prenderà in considerazione la riduzione della produzione, se ci sarà unione tra i più grandi produttori al di fuori dell'Opec, come la Russia.
Secondo me, se venisse presa una decisione simile, la Russia dovrebbe lavorare insieme con l'Opec e tagliare l'approvvigionamento del mercato. E' meglio vendere un barile di petrolio a 50 $ che due 30 $.

Ha aggiunto Fedun in un'intervista con l'agenzia di stampa Tass.

I funzionari russi hanno già detto che non possono obbligare le aziende private a ridurre la produzione. Ma Mosca ha continuato a tenere incontri occasionali con l'Arabia Saudita durante il crollo dei prezzi e la crescente crisi della sua economia. Il più grande produttore di petrolio russo, Rosneft, è controllato dal Cremlino.

Il segretario generale è molto preoccupato per la crisi legata prima di tutto ai livelli eccessivi di offerta. Ieri le quotazioni del petrolio sui mercati Wti e Brent sono tornate a perdere terreno, scendendo in area 31 dollari al barile dopo che la produzione dell’Iran ha toccato un nuovo record a dicembre. Oggi hanno violato al ribasso i 30 dollari. Da metà giugno 2014 il valore si è ridotto di oltre il 70%.

Saleh Al-Sada, il ministro dell’Energia del Qatar, ha detto che è ancora troppo presto per dichiarare conclusa la fase ribassista del mercato del petrolio e che il fondo non è stato ancora toccato.

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